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Tavagnacco (UD)
PERSONE, COMPETENZE E CULTURA: APPUNTI DI VIAGGIO VERSO L’INTELLIGENZA AUMENTATA

L’AI NELLE IMPRESE ITALIANE: TRA RITARDI E OPPORTUNITÀ

L’Intelligenza Artificiale sta entrando rapidamente nei processi delle imprese, ma la velocità di adozione non è uguale per tutti. Accanto alle aziende che stanno già sperimentando e integrando soluzioni di AI nei propri processi, esiste una parte importante del tessuto produttivo italiano che osserva questa trasformazione con interesse, ma anche con prudenza e difficoltà nel tradurla in investimenti e progetti concreti.
L’intervento parte dall’esperienza maturata da Infostar a fianco delle imprese del Friuli Venezia Giulia, dalle PMI alle realtà più strutturate, con un’attenzione particolare alle piccole e medie imprese. Sono proprio le PMI, che costituiscono la grande maggioranza del sistema produttivo italiano, a rischiare maggiormente di accumulare un nuovo divario digitale, frenate non soltanto dai costi, ma dalla difficoltà di individuare casi d’uso concreti, competenze adeguate e un ritorno misurabile degli investimenti.
Ma l’AI rappresenta anche una straordinaria opportunità: migliorare produttività ed efficienza, valorizzare le competenze delle persone, rendere accessibili anche alle imprese più piccole strumenti fino a ieri riservati alle grandi organizzazioni.
A completare questa fotografia sarà il punto di vista di Confindustria attraverso i risultati del rapporto “L’IA nel mercato del lavoro italiano – Professioni, modelli di adozione e la sfida della formazione”, realizzato da Anitec-Assinform con il Politecnico di Torino.
Un racconto tra esperienza sul campo e dati, per comprendere dove siamo oggi e, soprattutto, cosa possiamo fare per evitare che il ritardo nell’adozione dell’AI si trasformi in una perdita di competitività per le nostre imprese.

PRIVATE AI: LA NUOVA FRONTIERA DELLA SOVRANITÀ DEL DATO?

L'Intelligenza Artificiale sta entrando sempre più profondamente nelle organizzazioni, nei servizi pubblici e nei processi decisionali. Ma se il suo potenziale appare ormai evidente, resta aperta una domanda cruciale: come possiamo sfruttarlo senza perdere il controllo di dati, conoscenza e informazioni strategiche?
In questo scenario, la Private AI emerge come un modello capace di coniugare innovazione, sicurezza e sovranità digitale, consentendo a organizzazioni e istituzioni di valorizzare l'AI senza rinunciare al controllo delle informazioni.
Attraverso esempi concreti, l'intervento approfondirà le differenze tra modelli pubblici e privati di Intelligenza Artificiale, le implicazioni in termini di privacy, conformità e proprietà del dato, e le opportunità che la Private AI offre per gestire dati e processi sensibili in modo più sicuro. Oggi la domanda non è soltanto cosa l'AI può fare noi, ma come adottarla in modo responsabile, generando valore senza compromettere fiducia, autonomia e controllo dei dati.

IMPARARE A NON SAPERE

Abbiamo forse maltrattato il concetto di competenza, riducendolo troppo spesso a un saper fare, a un bagaglio di abilità tecniche e pragmatiche da acquisire e mettere a disposizione dell’organizzazione.
L’intelligenza artificiale, paradossalmente, ci sta costringendo a tornare all’origine della parola. Ed è forse proprio ripartendo dal passato che possiamo trovare una chiave per leggere le sfide del futuro: la competenza come movimento collettivo verso qualcosa che non conosciamo ancora del tutto.
Perché, forse, competenza è sapere come agire quando la risposta non è già disponibile, facendo lo slalom tra bias e incertezze che sono proprie di ciascuno di noi.
Ed è qui che emerge il paradosso del presente: abbiamo una tecnologia che corre sempre più velocemente verso la capacità di produrre risposte, analisi, perfino azioni a un livello mai visto e in pochi secondi. Ma avere per le mani una tecnologia straordinaria, capace persino di produrre incrementi notevoli in termini di performance aziendali, non significa saperla adottare.
Per capire come farlo è indispensabile osservare cosa accade alle persone e alle organizzazioni quando iniziano a integrarla davvero nelle loro abitudini professionali quotidiane e nelle best practice aziendali.
Cosa succede - quindi - quando si parte proprio da ciò che non si sa fare? Quando sperimentare diventa legittimo, l’errore diventa vero materiale di apprendimento e la fiducia cresce insieme alla capacità critica?
Questi sono gli appunti di viaggio di un’azienda IT e del suo equipaggio verso l’intelligenza aumentata: tra curiosità, resistenze, prove, errori e una nuova cultura del cambiamento.
Con un piccolo tesoro trovato lungo la strada: quando la tecnologia ha sempre una risposta, la competenza più preziosa è imparare a non sapere.
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